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L'EDITORIALE DI G.MOLINARI

13 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min

ROMA, DOVE IL CINEMA RACCONTA LA VITA

LA 21° FESTA DEL CINEMA RACCONTATA DA RADIODANZA


Ci sono conferenze stampa nelle quali vengono semplicemente annunciati programmi, titoli e appuntamenti.

E poi ce ne sono alcune nelle quali, ascoltando le parole di chi quella manifestazione la costruisce, si percepisce qualcosa di più profondo: un’idea di cultura, di città e di comunità.

È questa la sensazione che abbiamo portato con noi partecipando, come RadioDanza, alla conferenza stampa della 21ª Festa del Cinema di Roma, tenutasi il 25 settembre nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

Una Festa che si svolgerà dal 13 al 25 ottobre 2026 e che quest’anno appare ancora più grande, più diffusa e, soprattutto, più vicina alla città.

Ma forse definirla soltanto “Festa del Cinema” è ormai riduttivo.

Perché il cinema, a Roma, sembra diventare sempre più un punto d’incontro tra linguaggi, persone e mondi diversi.

A raccontare questa nuova edizione sono stati Salvatore Nastasi, Presidente della Fondazione Cinema per Roma, e Paola Malanga, Direttrice Artistica della Festa del Cinema e della Fondazione Cinema per Roma. La loro presenza alla conferenza stampa non è soltanto istituzionale: rappresenta due responsabilità diverse e complementari nella costruzione della Festa.

Salvatore Nastasi, alla guida della Fondazione Cinema per Roma, rappresenta il vertice istituzionale e organizzativo della struttura che produce la manifestazione. È sotto la sua presidenza che la Festa continua a sviluppare il proprio rapporto con la città e con un sistema culturale che comprende istituzioni, professionisti, artisti, pubblico e realtà produttive.

E proprio Nastasi, presentando questa edizione, ha sottolineato un elemento che forse più di ogni altro racconta lo spirito della Festa: l’espansione non è soltanto geografica, ma sociale. La manifestazione arriva infatti anche nelle carceri e in altri luoghi della città, con l’idea di portare il cinema là dove normalmente non arriva.

Accanto a lui c’è Paola Malanga, Direttrice Artistica, figura centrale nella costruzione dell’identità culturale della Festa. È a lei e al comitato di selezione che spetta il lavoro di costruire il programma cinematografico, scegliere i film e dare forma alla visione artistica della manifestazione. Il comitato è composto da Giovanna Fulvi, Alberto Libera, Enrico Magrelli, Emanuela Martini e Alberto Pezzotta, professionisti con esperienze diverse nella critica, nella programmazione e nella storia dei festival cinematografici.

Ed è proprio nella programmazione che si percepisce una delle caratteristiche più interessanti di questa edizione: la volontà di tenere insieme qualità, ricerca, memoria e pubblico.

Il Concorso Progressive Cinema/Visioni per il mondo di domani presenta 18 film internazionali.

Sono rappresentati Italia, Svizzera, Messico, Spagna, Polonia, Francia, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Kosovo, Germania, Austria, Danimarca, Belgio, Stati Uniti, Regno Unito, Birmania, Repubblica Ceca, Macedonia del Nord, Slovenia, Croazia, Lettonia, Estonia, Lituania, Libano, Palestina, Qatar e Arabia Saudita.

Ventisette Paesi che, attraverso storie e sensibilità differenti, arrivano a Roma per incontrare il pubblico.

E forse è proprio questo uno dei significati più belli di un festival: fare incontrare ciò che normalmente rimane distante.

Culture diverse, lingue diverse, storie diverse, ma unico schermo.

C’è poi un altro elemento che, personalmente, trovo particolarmente significativo.

La Festa non rimane confinata all’Auditorium, ma si muove attraverso Roma: MAXXI, Casa del Cinema, Teatro Olimpico, Teatro Palladium, Nuovo Teatro Ateneo, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, fino ad arrivare all’Aeroporto di Fiumicino.

E qui il cinema incontra inevitabilmente le altre arti.

Il Nuovo Teatro Ateneo, per esempio, è una realtà dedicata alla cultura dello spettacolo nelle sue diverse espressioni: teatro, musica, cinema e danza.

Al MAXXI sarà inoltre presentato Contemporaneo, documentario dedicato alla vita artistica del performer e danzatore Fabio Ciccalé.

Per chi, come noi di RadioDanza, vive quotidianamente il mondo della danza, non è un dettaglio, ma un SEGNALE!

È il segnale che i linguaggi dello spettacolo non devono più vivere separati:

La danza può raccontare il cinema;

Il cinema può raccontare la danza;

La musica può diventare immagine;

Il teatro può diventare cinema.

E il corpo può diventare narrazione.

Ma c’è una parte della Festa che merita di essere raccontata con particolare attenzione: l’impegno per il sociale.

Nel programma 2026 il cinema arriva infatti anche in luoghi che normalmente immaginiamo lontanissimi dal red carpet.

Sono previste attività con MediCinema Italia ETS e la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, oltre a iniziative presso il Rebibbia Nuovo Complesso, la Casa Circondariale femminile di Rebibbia “Germana Stefanini”, l’Istituto Penale Minorile Casal del Marmo, la Casa Circondariale di Latina e, quest’anno, anche la Casa Circondariale di Roma Regina Coeli. Prosegue inoltre la collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio nella Casa per i Poveri del Papa.

Questa parte della Festa, forse meno visibile del tappeto rosso, è invece una delle più importanti.

Perché portare un film dentro un carcere significa portare una possibilità di incontro, di riflessione, di immaginazione.

Significa ricordare che la cultura non dovrebbe essere un privilegio riservato a chi può permettersela o a chi può raggiungere una sala.

Anche quelle che vivono una condizione di marginalità, di fragilità o di privazione della libertà.

E in questo senso il cinema diventa qualcosa di più di un film.

Questa Festa guarda contemporaneamente indietro e avanti.

Celebra Monica Vitti, protagonista dell’immagine ufficiale dell’edizione 2026, attraverso una fotografia di Sergio Strizzi scattata sul set de L’eclisse di Michelangelo Antonioni.

Ricorda Gillo Pontecorvo, a vent’anni dalla sua scomparsa, con la prima edizione del premio a lui dedicato e con la proiezione restaurata de La battaglia di Algeri.

E guarda alla musica con il nuovo Banca Ifis Music Award, destinato a Nicola Piovani.

È questo il senso più autentico della memoria: non conservare il passato sotto una campana di vetro, ma permettergli di parlare al presente.

Dietro questa grande macchina culturale c’è una struttura articolata.

Oltre a Salvatore Nastasi e Paola Malanga, la Fondazione Cinema per Roma vede Francesca Via nel ruolo di Direttrice Generale.

Il Consiglio di Amministrazione è composto da Manuela Cacciamani, Manuela Maccaroni, Valerio Toniolo e Raffaele Ranucci.

E al lavoro artistico di Paola Malanga contribuisce il comitato di selezione composto da Giovanna Fulvi, Alberto Libera, Enrico Magrelli, Emanuela Martini e Alberto Pezzotta.

Una squadra che lavora dietro le quinte e che permette a migliaia di persone di vivere ciò che, davanti alle telecamere, appare semplicemente come una Festa.

Ma una grande manifestazione culturale non nasce mai per caso.

Nasce da una visione, da un’organizzazione e soprattutto da una comunità di persone che decide di investire nella cultura.

E allora perché RadioDanza è qui?

È questa, forse, la domanda che mi sono posto tornando dalla conferenza stampa.

La risposta è semplice:

Perché RadioDanza nasce proprio per raccontare questo.

Nasce nel mondo della danza, ma non vuole rimanere chiusa dentro quest’arte.

Vuole raccontare lo spettacolo, gli artisti, il teatro, il cinema, la musica, la cultura e tutto ciò che mette in movimento la creatività.

Perché un danzatore, un attore, un regista, un musicista e un cineasta hanno una cosa fondamentale in comune:

hanno scelto di raccontare l’essere umano attraverso l’arte.

E noi vogliamo essere lì, dietro le quinte, nelle sale, nei teatri, nei musei, nelle scuole e persino nei luoghi dove la società sembra aver smesso di ascoltare.

Perché è lì che il giornalismo culturale trova forse la sua responsabilità più grande: non limitarsi a raccontare ciò che accade, ma aiutare il pubblico a comprendere perché ciò che accade ha un significato.

La 21ª Festa del Cinema di Roma ci ricorda che il cinema non è soltanto un’industria, è memoria, identità, incontro, emozione e anche responsabilità sociale.

Quando riesce ad uscire dalla sala e ad andare incontro alle persone, allora diventa qualcosa di ancora più grande.

Diventa cultura vissuta.

E Roma, ancora una volta, torna ad essere il suo palcoscenico.

RadioDanza sarà lì, per ascoltare, raccontare, per incontrare gli artisti e soprattutto per continuare a credere che, quando le arti si incontrano, qualcosa dentro di noi ricomincia a muoversi.

Giacomo Molinari

RadioDanza


 
 
 

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