"AMELIE-IL MUSICAL"
AL BRANCACCIO IL TALENTO INCANTA, IL CUORE RESTA IN ATTESA

Musical: genere di spettacolo teatrale in cui recitazione, canto e danza si integrano per raccontare una storia facendo peròogredire l'azione ed esprimendo emozioni e caratteri dei personaggi.
Parto da questa definizione per raccontare la mia serata del 23 ottobre al Teatro Brancaccio, dove ho assistito ad Amélie – Il Musical. E parto, soprattutto, da un riconoscimento: sul palcoscenico c’è un cast tecnicamente eccellente, al quale va dato pienamente merito del proprio talento.
Giulia Ottonello è sublime. La sua bravura merita una menzione speciale, così come desidero sottolineare l’apprezzamento per Mattia Baldacci, interprete di Nino. Attorno a loro, una compagnia di grande preparazione sostiene il racconto: il valore degli artisti è il primo elemento che porto via da questa serata e che mi preme riconoscere, prima di qualsiasi altra considerazione.
L’allestimento, con regia e coreografie di Eugenio Contenti e direzione musicale di Fabio Serri, nasce dal film Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet e Guillaume Laurant. Le musiche sono di Daniel Messé, le liriche di Messé e Nathan Tysen, il libretto di Craig Lucas; la traduzione italiana di testi e liriche è firmata da Alessio Fusi. Ritroviamo Amélie nella sua Parigi, intenta a cambiare con piccoli gesti le vite degli altri, mentre deve trovare il coraggio di aprire anche la propria all’amore.
È una storia che invita a entrare in un mondo intimo, fatto di timidezze, desideri e incontri. Eppure, durante la serata, mi sono accorto che all’ammirazione per gli interpreti non corrispondeva sempre un coinvolgimento altrettanto profondo. Ne riconoscevo la bravura, ma faticavo a lasciarmi trasportare. La tecnica rimaneva in primo piano; l’emozione, almeno per me, arrivava con maggiore difficoltà.
Non credo che il problema sia un eccesso di talento. Talento e tecnica sono il fondamento di uno spettacolo ben costruito, strumenti preziosi perché il racconto possa raggiungere chi guarda. Quello che mi è mancato è stato proprio quel passaggio: il momento in cui smetti di osservare quanto siano bravi gli artisti e cominci a vivere insieme a loro ciò che accade.
Mi sono quindi chiesto, da spettatore, se questa distanza dipendesse dall’impostazione registica, dal modo di accompagnare gli interpreti e di dare respiro alle relazioni tra i personaggi. È una domanda che lascio aperta: dalla platea posso raccontare l’effetto che ho ricevuto, senza pretendere di individuarne con certezza la causa.
È proprio alla danza, richiamata nella definizione iniziale di musical, che si lega un’altra mia impressione. I movimenti coreografici, eseguiti dagli stessi performer, erano presenti; ai miei occhi, però, non assumevano il respiro di vere e proprie coreografie. In alcuni momenti corali ho sentito la mancanza di un corpo di ballo, che, a mio avviso, avrebbe potuto ampliare il racconto e dare maggiore slancio alle scene d’insieme. Non considero il corpo di ballo un requisito obbligatorio di ogni musical: racconto piuttosto ciò che, in questo allestimento, è mancato a me come spettatore. È una mia personale impressione, legata allo spazio che avrei desiderato vedere affidato alla danza.
Anche la durata ha inciso sulla mia percezione. Ho trovato lo spettacolo tendenzialmente troppo lungo: in alcuni passaggi avrei desiderato un ritmo più serrato, una maggiore sintesi che aiutasse a restare dentro la vicenda. È una sensazione personale, legata al modo in cui ho attraversato la serata, più che a un conteggio dei minuti.
Resta il piacere di aver incontrato una compagnia di notevole valore, con una Giulia Ottonello sublime e interpreti che meritano attenzione e riconoscimento. Queste osservazioni nascono dal desiderio di raccontare con sincerità ciò che mi è arrivato e ciò che avrei voluto sentire di più. Da Amélie esco con molta ammirazione per gli artisti e con il desiderio che quella bravura riesca a raggiungermi più profondamente. Perché, da spettatore, cerco anche questo: portare a casa un’emozione che continui a farmi compagnia dopo il sipario.
Gabriele Cantando Pascali
Per RadioDanza-Cultura Italia Network
Ringraziamo ufficio stampa SiSi communication








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