MINICAR A ROMA
LE SCUSE DEI RAGAZZI E L'IPOTESI DI UNA SECONDA VETTURA

Dagli interrogatori del 20 ottobre emergono parole di pentimento e ammissioni parziali. Resta da verificare il possibile coinvolgimento di un altro veicolo
Avrebbero chiesto scusa e manifestato pentimento davanti al pubblico ministero. Sono le dichiarazioni attribuite ai due ragazzi di 16 e 17 anni, interrogati il 20 ottobre dalla Procura per i minorenni di Roma, a segnare il nuovo passaggio dell’inchiesta sulle aggressioni in minicar. Accanto alle richieste di perdono emerge un punto ancora da chiarire: il possibile coinvolgimento di una seconda vettura.
Entrambi hanno risposto alle domande dei magistrati nel corso di interrogatori durati complessivamente oltre tre ore. La conferma ufficiale arriva dalla procuratrice Giovanna Lebboroni, che ha comunicato l’avvenuto svolgimento degli atti senza divulgarne i contenuti, richiamando le esigenze investigative e la tutela del segreto sulle indagini preliminari.
I particolari sulle scuse e sulle spiegazioni fornite dai minorenni appartengono dunque alle ricostruzioni emerse successivamente. «Chiediamo scusa per quello che abbiamo fatto», avrebbero detto. Uno dei ragazzi avrebbe riferito di avere visto su TikTok filmati di comportamenti simili e di non aver immaginato conseguenze tanto gravi. Sono parole che restituiscono il pentimento dichiarato, ma la cui valutazione resta affidata agli inquirenti.
Il riferimento ai video introduce il tema dell’imitazione di condotte pericolose viste online. Non dimostra, però, l’esistenza di una sfida organizzata né chiarisce da solo la dinamica degli episodi. La versione dei ragazzi dovrà essere confrontata con gli elementi raccolti nell’inchiesta.
Un altro elemento riguarda le ammissioni. Secondo le ricostruzioni degli interrogatori, i due avrebbero riconosciuto tre delle quattro aggressioni formalmente denunciate, respingendo il proprio coinvolgimento in una quarta. Il quadro complessivo degli accertamenti riguarda sei episodi: numeri che vanno distinti per comprendere il significato delle loro dichiarazioni.
Da questa contestazione nasce l’ipotesi di una seconda minicar, che potrebbe avere agito nella stessa zona. A richiamare l’attenzione su un altro veicolo è anche il racconto di un quattordicenne, che avrebbe denunciato di essere stato inseguito. Si tratta di una pista non confermata: non è accertata l’esistenza di un secondo gruppo né un suo collegamento con i due indagati.
Il procedimento riguarda fatti avvenuti il 4 e il 5 ottobre. Le accuse sono tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. La vittima più gravemente ferita è l’attore Davide Iacopini, che negli aggiornamenti del 20 e 21 ottobre risultava ancora ricoverato in terapia intensiva dopo l’aggressione subita mentre viaggiava in monopattino.
Il prossimo passaggio riguarda le valutazioni della Procura, anche sull’eventuale richiesta di misure cautelari, che spetterebbe poi al giudice esaminare. Gli interrogatori si collocano nella fase delle indagini preliminari: non costituiscono un processo né una decisione sulle responsabilità.
Per RadioDanza l’attenzione resta rivolta agli sviluppi dell’inchiesta e alle condizioni di Iacopini. Le scuse riferite segnano un elemento nuovo del racconto, mentre le ammissioni parziali e l’ipotesi di un’altra vettura lasciano interrogativi aperti. A dare risposte dovranno essere gli accertamenti, nel rispetto delle vittime e delle garanzie previste per i minorenni coinvolti.








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