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L'EDITORIALE DI G.MOLINARI

4 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

CONTAMINAZIONI, L'ARTE DI INCONTRARSI OLTRE I CONFINI


Dalla forza della parola al linguaggio dei corpi: tre spettacoli, tre visioni e una rassegna che continua a scommettere sulla ricerca contemporanea




Ci sono momenti in cui il teatro riesce a ricordarci perché abbiamo ancora bisogno dell’arte: per emozionarci, sorprenderci e guardare la realtà da prospettive inaspettate. Le prime due serate della XXXII edizione di CONTAMINAZIONI hanno offerto proprio questo, attraversando linguaggi diversi ma accomunati dalla volontà di esplorare le contraddizioni dell’essere umano.


La serata inaugurale ha visto protagonista “Quattro mamme scelte a caso” Omaggio ad Annibale Ruccello, con la regia di Mauro Toscanelli e le interpretazioni di Gabriele Cantando Pascali, Vincenzo Longobardi, Fabio Fantozzi e dello stesso Toscanelli.

Quattro attori uomini hanno dato voce a madri napoletane alle prese con rapporti familiari difficili, grotteschi e talvolta surreali. I monologhi, firmati da Alessio Arena, Luigi Romolo Carrino, Massimiliano Palmese e Massimiliano Virgilio, hanno restituito un universo umano complesso, nel quale ironia e dramma si incontrano, richiamando suggestioni della poetica di Ruccello, scomparso prematuramente a soli 36 anni.

Ho assistito con autentica sorpresa a una messa in scena ben costruita, sostenuta da interpreti capaci di affrontare personaggi articolati e momenti di intensa espressività. Particolarmente significativa la dimensione immersiva dello spazio: la vicinanza tra attori e spettatori ha trasformato la rappresentazione in un’esperienza partecipata, soprattutto per chi sedeva nelle prime file. Una partenza che mi rende sinceramente soddisfatto.


Dalla parola al movimento, la seconda serata ha aperto nuovi orizzonti con Relation Shape della compagnia Dans Primiano, coreografia di Giada Primiano e musiche di Marco Schiavoni.

Quattro danzatori hanno costruito una trama di linee, morbidezze e intrecci, dando forma alle molteplici dinamiche delle relazioni umane. Le sequenze coreografiche si concludevano con un efficace ritorno al punto di partenza, quasi un rewind corporeo, per ricominciare e raccontare un’altra relazione. Una scelta compositiva che ha reso leggibile il continuo mutare degli equilibri tra i corpi, conquistando il pubblico con un applauso caloroso.

Per me c’è anche una soddisfazione particolare: Giada Primiano aveva partecipato a RESPIRI Festival, conquistando uno dei Frame della rassegna coreografica. Ritrovare il suo lavoro all’interno di CONTAMINAZIONI significa vedere concretizzarsi una delle finalità del nostro progetto: offrire opportunità reali ai coreografi e accompagnarne il percorso artistico.


Di segno differente Falena, del COLLETTIVO NEO, con coreografia e regia di Claudia Caldarone e Leonetta Gandon, in scena insieme a Lorena Sciorio. Pochi elementi, tra cui una porta e un velo, hanno delimitato uno spazio essenziale, attraversato da corpi che si cercano, si confondono e sembrano dissolversi in un’unica creatura pulsante.

Una danza di ricerca, meno legata all’esibizione tecnica e più affidata all’intensità interpretativa, alle immagini e alle suggestioni. Una proposta forse meno immediata nella lettura, ma capace di offrire al pubblico un’esperienza diversa, invitandolo a osservare senza pretendere risposte univoche.

Anche Claudia Caldarone e Leonetta Gandon avevano partecipato a RESPIRI Festival: un ulteriore segnale dell’importanza di creare occasioni d’incontro e continuità per la ricerca coreografica.


È questa la ragione profonda di CONTAMINAZIONI, giunta alla sua trentaduesima edizione: non cercare un’unica strada, ma mettere in relazione visioni differenti, sostenere gli artisti e avvicinare il pubblico a forme espressive nuove.

Ringrazio tutti gli interpreti e i professionisti coinvolti, insieme al pubblico che ha accolto queste proposte con attenzione e partecipazione.

La soddisfazione di queste prime serate è uno stimolo a proseguire. Perché quando la parola incontra il corpo, quando la tradizione dialoga con la ricerca e quando lo spettatore diventa parte dell’esperienza, il teatro ritrova la sua funzione più autentica: non offrire soltanto spettacolo, ma generare emozioni, domande e nuovi sguardi sul mondo.



 
 
 

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