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L'EDITORIALE DI G.MOLINARI

L'estetica del possibile: quando il corpo si fa linguaggio



L'Estetica del Possibile: Quando il Corpo si fa Linguaggio


La storia della danza è costellata di figure che hanno sfidato la forza di gravità e i canoni fisici, dimostrando che il talento non risiede nella conformità, ma nella capacità di abitare lo spazio. Casi come quello di Daniele Terenzi, o di altri artisti che danzano senza arti, non devono essere letti attraverso la lente del "nonostante", ma attraverso quella della trasformazione.


Oltre il Canone: Una Bellezza Nuova


Per secoli abbiamo identificato la perfezione con un'idea di corpo rigida e immutabile. Tuttavia, l'arte viva non può restare ferma; deve respirare con la realtà. La bravura di questi interpreti risiede nella capacità di:


* Riscrivere la tecnica: La tecnica non è un dogma, ma uno strumento che deve evolvere insieme al corpo dell'artista. 

* Ampliare il vocabolario: Una protesi o l'assenza di un arto non sono mancanze, ma nuovi vettori di movimento che generano un'estetica contemporanea e necessaria. 

* Riconoscere il valore culturale: L'inclusione non è un atto di cortesia, ma una responsabilità che arricchisce il settore coreutico, rendendolo all'altezza del proprio tempo.


Una Visione Universale


Non si tratta di adattare la danza alla disabilità, ma di far evolvere la danza stessa affinché sia in grado di accogliere ogni forma di eccellenza. Il limite smette di essere un confine e diventa, a tutti gli effetti, un linguaggio poetico. 


"Non è il corpo a dover rientrare in uno schema, ma lo schema a dover evolvere insieme al corpo".


In questa prospettiva, la bellezza non scompare: si sposta. Passa dalla forma pura alla verità del gesto. Il futuro della coreografia non appartiene a chi replica modelli obsoleti, ma a chi, con il proprio corpo unico, è capace di riscrivere le regole del gioco e restituirci una visione del mondo più profonda e autentica.

Giacomo Molinari


 
 
 

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